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Clinica e trattamento della Depressione
Breve panoramica su una delle patologie più frequenti e meno conosciute
A cura di: Gianluca Salarpi

La depressione può presentarsi con un'ampia varietà di manifestazioni cliniche
La depressione è un disturbo piuttosto comune che riduce la qualità della vita ed impatta sul funzionamento psicosociale. Viene stimato che ogni anno intorno al 6% della popolazione soffra di depressione e che circa una persona su cinque, nel corso della vita, sviluppi almeno un episodio depressivo. Le cause della depressione vengono spesso ricercate nel contesto di problematiche sociali o economiche, tuttavia i più importanti studi presenti in letteratura sono concordi nell’attribuire un ruolo sostanziale ai fattori biologici, in particolare alla genetica.
Nel corso degli anni sono stati ipotizzati vari meccanismi patologici, ma nessuno di essi è in grado, da solo, di spiegare tutti gli aspetti del disturbo. In particolare è stato studiato il ruolo di: neurotrasmettitori (adrenalina, serotonina, dopamina…), cortisolo (asse ipotalamo-ipofisi-surrene), fattori infiammatori (citochine) e fattori di crescita (neurogenesi e sinaptogenesi).
I disturbi depressivi sono più comuni nel sesso femminile e possono insorgere ad ogni età, anche se l’esordio dei sintomi è più probabile prima dei 30 anni. La patologia può insorgere gradualmente o all’improvviso, e per molti pazienti l’andamento è episodico: a seguito di una regressione sintomatologica può presentarsi un periodo di benessere di durata variabile (fino a molti anni), seguito da una ricaduta che può avere caratteristiche simili alla precedente fase di malattia o addirittura più gravi. Se viene impostato un trattamento corretto, la durata dell’episodio si può ridurre fino a 3 mesi, con un recupero completo entro 12 mesi. La probabilità di ricaduta tuttavia aumenta nei soggetti anziani e in quelli che hanno avuto più episodi depressivi.
La diagnosi può essere effettuata da un medico sulla base del quadro clinico, a seguito di un’attenta raccolta di informazioni (chiamata “anamnesi”) riguardanti il paziente stesso, i suoi familiari ed il decorso della patologia. I criteri che vengono utilizzati più frequentemente per identificare un episodio depressivo sono quelli derivati dalla Classificazione Internazionale delle Malattie (ICD) o dal Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM); entrambi descrivono una sindrome che si presenta per la maggior parte del giorno durante un periodo di almeno due settimane, caratterizzata da sintomi emotivi, neurovegetativi e cognitivi, tra cui:
- Umore depresso
- Incapacità di provare piacere
- Sentimenti di inutilità o colpa
- Ideazione suicidaria
- Affaticamento o riduzione delle energie
- Alterazione del sonno
- Alterazione dell’appetito
- Difficoltà nella concentrazione
- Irrequietezza, agitazione o blocco psicomotorio
Molti dei sintomi sopracitati si sovrappongono ad altre patologie e, al fine di impostare un corretto trattamento, è necessario effettuare un’accurata distinzione tra un episodio depressivo ed un disturbo di altra natura. Secondo le classificazioni correnti, le principali patologie che possono presentare sintomi depressivi (spesso come comorbidità) sono: disturbi dell’umore (Disturbo Depressivo Maggiore, Disturbo Bipolare…), disturbi reattivi (Disturbo dell’Adattamento, Disturbo Post-Traumatico da Stress…), disturbi di personalità (Disturbo Borderline di Personalità…), disturbi indotti da sostanze, disturbi indotti da altra condizione medica.
Lo spettro comprendente le molteplici varianti cliniche è piuttosto ampio: oltre alla presentazione classica si possono infatti identificare una serie di sottotipi. Circa due terzi dei soggetti con depressione presentano un incremento dei livelli di ansia, che può anche precedere di alcuni anni l’esordio psicopatologico; altri sviluppano un insieme di sintomi con caratteristiche miste tra un episodio depressivo ed uno di euforia; altri ancora possono manifestare una distorsione dei contenuti del pensiero e delle percezioni, come deliri e allucinazioni.
Prima di iniziare un trattamento, bisogna considerare di moderare i comportamenti dannosi per l’umore, come l’utilizzo di alcolici e sostanze, e promuovere quelli che lo migliorano, come l’esercizio fisico ed un sonno adeguato. La terapia per i casi lievi si può limitare ad un percorso psicologico, mentre negli altri casi è necessario ricorrere ad una farmacoterapia specifica, basata su antidepressivi, stabilizzatori dell’umore, antipsicotici o ansiolitici. Le terapie somatiche vengono indicate solo nei casi più gravi e farmaco-resistenti.
Fonte: Malhi GS, Mann JJ. Depression. Lancet. 2018 Nov 24;392(10161):2299-2312.
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Dott. Gianluca Salarpi
Medico - Chirurgo
Specialista in Psichiatria
Psicoterapeuta
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